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ESORDIENTI/ SERGIO ASTROLOGO RACCONTA LA PARABOLA DI UN EBREO NELLA TORINO DI INIZIO SECOLO

Dio? L'ho visto nel sorriso di una bambina

Stefano Marchetti

Storia di una vita scapigliata in una città quasi surreale fino all'ultima rivelazione negli anni bui delle leggi razziali

Aveva sfidato tutti, Enrico Vitta. Aveva sfidato suo padre, rigido e lontano, aveva sfidato i suoi precettori, austeri e severi, aveva sfidato i rabbini della sua comunità ebraica, rigorosi custodi della Parola. Aveva sfidato i suoi comandanti militari, aveva sfidato anche se stesso, lanciandosi in prove d'eccesso per mostrarsi più forte e più temprato, guerriero nel fisico e nello spirito: A Enrico Vitta non restava che sfidare Dio. il Dio dei padri il Signore degli eserciti.
E quel giorno, in riva al mare il Dio inaccessibile e misterioso gli si aprì davanti agli occhi, in una visione sconvolgente e accecante: fiamme che diventavano colore, nebbia che diventava armonia. Quel giorno Enrico Vitta comprese che «odio, guerra, male turbavano il mondo e gli uomini. mentre essi non si accorgevano della danza divina, del movimento circolare che scorreva In modo fluido e separato al loro fianco». Quel giorno, Enrico Vitta cambiò.
E' una Torino magica e quasi surreale, popolata di avvocati, contadini e lavandaie maliziose, ma anche di matematici e teosofi, librai anarchici e liberi pensatori, la Torino della prima metà del nostro secolo, quella che Sergio Astrologo disegna come scenario della sua opera prima, Gli occhi colore dei tempo, romanzo suggestivo e inquietante, dove le passioni diventano ricerca di risposte.
Enrico Vitta, nato il 10 marzo 1871, è un ebreo tanto ricco quanto scostante agli occhi della gente. Qui lo seguiamo, fin dagli anni di un'infanzia ribelle e scapigliata, che passa a una gioventù tormentata da una difficile educazione sentimentale, fino alla maturità solitaria e perfino vagabonda. La sua è un'esistenza disordinata, dove sono pochi i grandi amori, anzi spesso le donne sono soltanto amiche di una notte. Ma, dietro il suo comportamento all'apparenza dissoluto e privo di ideali, Vitta è soprattutto un uomo bisognoso di un continuo dialogo con Dio, un Dio di cui vorrebbe conoscere il vero volto, e che gli appare ora vendicativo ora paterno, ora iracondo ora gentile e affettuoso.
In questa curiosa e assillante. ricerca di verità, Vitta esplora anche arditi orizzonti filosofici e sapienze metafisiche. Fino a quando, ormai alle soglie della sua ultima età, gli si spalancano rivelazioni definitive, che diventano precognizioni del destino cupo a cui andando incontro la società e delle persecuzioni razziali che i fratelli della sua stirpe ebrea avrebbero dovuto affrontare con l'avvento di fascismo e nazismo.
Negli occhi della sua figlia più giovane e più indifesa, Ester, una bimba minata dalla malattia, Enrico Vitta, a sessant'anni, trova il senso della sincerità, «il sorriso segreto del suo vero Padre». Mentre il mondo scivola verso il buio, Vitta rintraccia la luce che aveva cercato per una vita, scopre la serenità di andare incontro a un Dio «della gioia colorata», e anche il suo ultimo sorriso è un sorriso alla vita.

Sergio Astrologo,
«Gli occhi colore del tempo»,
Marietti, pagine 202